DECAMEROCK

di e con Massimo Cotto, Mauro Ermanno Giovanardi – Chiara Buratti Musiche dal vivo: Francesco Santalucia.


Regia Roberto Tarasco.


Nella lunga notte del rock sono infinite le storie da raccontare. Storie di rock e dannazione, di morte e bellezza, parabole che sanno di destino e magia, demoni e follia. Storie spesso così assurde da non sembrare vere, ma semplice invenzione letteraria.


Massimo Cotto, giornalista e voce di Virgin Radio, ne sceglie dieci e le racconta come si raccontavano una volta nei locali poco illuminati e avvolti in un’aria strana, in un misto di umidità e fumo, o nei fienili dopo la vendemmia… Accanto a lui, Mauro Ermanno Giovanardi, una voce che canta e incanta, per aggiungere altre storie, come una radio nel buio che disegna suggestioni. Canta come se avesse un pubblico, anche se il locale è vuoto e non vorrebbe smettere mai.


Apparentemente, Decamerock è solo questo: uno spettacolo di storie e canzoni, di favole, a volte spaventose, altre volte struggenti. Invece no. C’è qualcosa di più e di diverso. C’è un fantasma, intanto. Uno spettro che si aggira per il palco. Lo spettro di Nico, femme fatale del rock, musa di Andy Warhol e voce dei Velvet Underground in uno degli album fondamentali del secolo scorso. È lei, impersonata da Chiara Buratti, l’anello che lega le storie, il filo rosso che avvolge di bellezza e dannazione ogni passo della trama, che si sgrana come un rosario: ineluttabile. E c’è un altro uomo, Francesco Santalucia, che suona e accompagna le storie di tutti, che rimane nell’ombra perché è da lì che può illuminare ogni storia.


Sembra che non comunichino, che ognuno sia perso in fondo al bicchiere del suo destino, eppure, magicamente e progressivamente, diventano un canto solo, una storia sola, che racchiude le storie di tutti i personaggi evocati e che finisce per essere unica, originale, inconfondibile.


Per rock, in questa narrazione, s’intende quel senso epico e tragico della quotidianità che non ha a che vedere solo con uno stile musicale. Rock, in quest’accezione, sono anche Piero Ciampi, Niccolò Paganini, gli eroi dello sport vinti solo dal destino, le muse del jazz e del cinema, i personaggi della letteratura come il capitano Achab di Moby Dick.


Su quel palco, sfila una commedia umana mai così variopinta, eppure mai così dannata. Mai così bella da raccontare.

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